La Pampanella è un piatto simbolo e iconico del Molise, più precisamente di San Martino in Pensilis, un territorio compreso tra i torrenti Saccione e Biferno nella provincia di Campobasso; oggi rappresenta uno degli elementi fondamentali dell’identità culturale molisana, della sua gastronomia, delle sue tradizioni ed eccellenze agroalimentari.
La Pampanella è una pietanza fatta con carne di maiale condita con aglio e peperoncino; al temine del processo di preparazione è di colore rosso vivo intenso, tenera, succulenta e dal sapore delicato, dolce e speziato e può essere consumata calda e fredda, da sola o accompagnata con pane locale; oggi viene proposta anche come street food e come delizie in aperitivi gourmet.

LE ORIGINI DELLA PAMPANELLA
Non si sa molto sulla sua origine, ma il suo nome deriva dalla parola pàmpino, foglia usata anticamente per cuocere la carne; infatti, il nome corretto sarebbe maiale cucinato con la Pampanella.
Presumibilmente questo piatto un tempo era prodotto in casa e consumato da piccole famiglie, poi iniziò ad essere commercializzato e venduto in occasione di sagre e festività paesane organizzate nel Basso Molise; oggi sono ormai diversi i produttori e venditori di questa delizia a valle del Molise ma i più originali restano ancora solo di San Martino in Pensilis.
Le prime testimonianze storiche documentarie risalgono al 1800 quando il frate Michelangelo Manicone scriveva della pampanella e del suo processo di lavorazione, ne “La Fisica Appula” in cui descrive antichi metodi di cottura in pentole di terracotta e il piatto risulta essere caratteristico dei pastori.
Ancora oggi, in alcune località del Gargano, la pampanella è pregiata e conosciuta, grazie anche al grande e storico evento della Transumanza, ma attenzione a non far confusione al formaggio “la pampanella” tipico dell´ Abruzzo.

Studi e ricerche sulla pampanella indicano che nei tempi antichi il suo costo era molto alto dovuto al fatto che era prodotta esclusivamente in Molise, pertanto, poche persone potevano permettersela; nell’Ottocento i baroni più facoltosi consumavano questo piatto a pranzo e a cena, ma non doveva essere servito agli ospiti in quanto segno di poca ospitalità; all´epoca i produttori a volte scendevano a compromessi e baratti, scambiando la pampanella con un oggetto costoso o prezioso, da rivendere a caro prezzo. Nel ‘900 i prezzi scendono: la pampanella diventa più comune, ma non ha più quel valore di ‘inospitalità’ e diventa così un vero piacere per gli ospiti e orgoglio per chi la offre.
